Sunday, January 28, 2007

La Struttura della Magia

Corso EA2550
LA STRUTTURA DELLA MAGIA (prima parte)

Il punto di riferimento è la grammatica trasformazionale, che ha elaborato un insieme di regole che descrivono le forme da noi usate per comunicare le nostre esperienze mediante il linguaggio. La grammatica trasformazionale è qui applicata al comportamento umano.
Presupposti fondamentali sono:
- vi è necessariamente una differenza tra il mondo e la sua rappresentazione;
- i modelli del mondo che ognuno costruisce sono diversi.
Ci sono tre processi che ci possono permettere di migliorare o peggiorare il nostro modello della realtà, e quindi di saperci muovere meglio o peggio nell’ambiente. Questi processi sono tre modi in cui il modello differisce dalla realtà, e ogni regola è utile o meno a seconda del contesto:
Generalizzazione: Elementi o parti del modello vengono staccati dalla loro esperienza originaria e giungono a rappresentare l’intera categoria di cui l’esperienza è un esempio.
Cancellazione: Selettivamente, viene prestata attenzione a certe dimensioni dell’esperienza e se ne escludono altre. La cancellazione riduce il mondo a proporzioni che ci sentiamo in grado di maneggiare. Questa riduzione può essere utile in alcuni contesti, ma può essere fonte di sofferenza in altri.
Deformazione: Operare dei cambiamenti nella nostra esperienza dei dati sensoriali (ad es. è deformazione dell’esperienza presente immaginare qualcosa che avverrà in futuro). Aiuta la creatività, ma spesso si deformano esperienze che contrastano con le nostre generalizzazioni e quindi con il nostro modello o con le nostre aspettative.
I terapeuti “stregoni” hanno un metamodello che permette loro di ampliare e di arricchire efficacemente i modelli altrui in modo da rendere la vita più ricca e degna di essere vissuta.


La struttura del linguaggio
Gli esseri umani utilizzano il linguaggio in due modi:
Per rappresentare la propria esperienza: ragionare, pensare, ecc.
In questo modo creiamo un modello della nostra esperienza, che si basa sulle nostre percezioni, le quali però possono anche essere determinate dal modello.
Per comunicare: parlare, scrivere, cantare, ecc.
In questo modo presentiamo agli altri il nostro modello.
Il nostro linguaggio è un sistema: esso ha una struttura, un insieme di regole che determina quali successioni di parole avranno un senso e rappresenteranno un modello della nostra esperienza.

Universali del processo linguistico:
Ø Buona formazione: giudizi coerenti con i quali si stabilisce se dei gruppi di parole costituiscano o no delle frasi.
Ø Struttura a costituenti: giudizi coerenti con i quali si stabilisce quali parti si combinino come unità, o costituente, entro una frase.
Ø Relazioni semantiche logiche: giudizi coerenti con i quali si stabilisce quali siano le relazioni logiche rispecchiate nelle frasi della propria lingua.
Le strutture superficiali possono differire dalle strutture profonde corrispondenti in due forme principali:
- Trasformazione per permutazione: le parole possono presentarsi in un diverso ordine.
- Trasformazione per cancellazione: alcune parti della completa rappresentazione semantica logica possono non comparire nella struttura superficiale.
La cancellazione può essere:
· Libera (cancellazione di elementi indefiniti)
· Di identità
Gli elementi indefiniti possono essere soppressi in qualsiasi frase, mentre la soppressione dell’elemento definito è subordinata a particolari condizioni, cioè l’elemento non deve avere indici referenziali nella rappresentazione della struttura profonda (gli indici referenziali possono invece essere nella struttura superficiale).
- Trasformazione per nominalizzazione: una parola designante un processo viene sostituita nella struttura superficiale da una parola designante un evento, un nome o un argomento.
Quando gli uomini desiderano comunicare la loro rappresentazione, la loro esperienza del mondo, formano di questa una rappresentazione linguistica completa, chiamata struttura profonda. Quando cominciano a parlare, effettuano una serie di scelte (trasformazioni) relative alla forma in cui comunicheranno la loro esperienza. In genere queste scelte non sono scelte coscienti, ma sono conformi a certe norme. La struttura superficiale può essere considerata la rappresentazione della rappresentazione linguistica completa: la struttura profonda. Le trasformazioni cambiano la struttura della struttura profonda, sia cancellando sia mutando l’ordine delle parole, ma non cambiano il significato semantico.
Il modello di questo processo è un metamodello, che rappresenta le nostre intuizioni sulla nostra esperienza. Ci può essere:
Sinonimia: una stessa struttura profonda è connessa a strutture superficiali diverse
Ambiguità: più di una struttura profonda è connessa con la stessa struttura superficiale
La struttura della magia
Ciò che aiuta il paziente verso il cambiamento è aiutarlo a cambiare il proprio modello del mondo, ampliandolo.
Si lavora su:
v Cancellazioni: si cerca di recuperare le parti mancanti del modello tramite domande mirate
(Es. “Sono spaventato” → “Da che cosa?”)
Può accadere che:
Ø Il cliente fornisce il materiale del suo modello che ha subito la cancellazione linguistica;
Ø Il brano mancante manca anche nel modello.
A questo punto:
Il cliente può lavorare autonomamente: i clienti cambiano quando cominciano a lavorare per inserire i brani mancanti e diventano attivamente partecipi del processo, espandendo il loro modello del mondo.
I terapeuti possono proporre al cliente una loro intuizione circa il brano mancante, facendogli dire la frase contenente il brano e chiedendogli se gli sembra esatta
(Es. “Provi a dire: ‘Mio padre mi spaventa’”)
È però fondamentale che il cliente non sia forzato.
v Deformazioni: trasformare un processo in un evento significa farlo diventare qualcosa di compiuto, su cui non si può fare nulla. Questo impoverisce il proprio mondo.
Il terapeuta lavora dunque sulle nominalizzazioni, aiutando il cliente a riconvertirle nelle parole di processo dalle quali esse sono state derivate (struttura profonda).
In questo modo il terapeuta ha aiutato il cliente nel recupero della struttura profonda. Il passo successivo è arricchire tale struttura.
v Contestazione delle generalizzazioni: spesso la struttura profonda contiene parole e sintagmi privi di indice riferenziale (Es. “Sono spaventato dalla gente”). Il terapeuta può:
Ø Accettare il modello sfocato
Ø Fare una domanda che esiga la messa a fuoco (“Chi in particolare la spaventa?”)
Ø Proporre un’intuizione (far dire “Mio padre mi spaventa”)
Il cliente insomma deve giungere a ricollegare le sue generalizzazioni all’esperienza dalla quale sono scaturite.
v Chiarezza del caos – i verbi / parole di processo: Nell’es. “mio padre mi spaventa” non si capisce in che modo, non si capisce cosa il padre “faccia” per spaventare il cliente. Dunque si chiede: “Come fa suo padre a spaventarla?”
v Contestazione delle cancellazioni: si aiuta il cliente a recuperare parti della sua esperienza non rappresentate nel modello, ad esempio facendogli rivivere l’esperienza. Il terapeuta ha il compito di contestare le cancellazioni che non sono utili, e che provocano nel cliente sentimenti di blocco, paralisi, condanna, ecc.
Per fare questo sono inefficaci i consigli, mentre è utile la domanda: “Cosa la trattiene da…?”
v Contestazione delle deformazioni: cose che sono rappresentate nel modello, ma che sono distorte.
v Buona formazione semantica: molte frasi dei clienti sono mal formate semanticamente. (Es.: “George costrinse Mary a pesare 50 chili”; “Mio marito mi fa impazzire”).
Il cliente deve imparare ad assumersi le responsabilità delle sue risposte agli eventi.
v Individuazione e contestazione dei presupposti inesplorati (parti della frase che devono essere veri perché la frase abbia senso)
Le frasi ben-formate-in-terapia sono:
· Ben formate nella lingua;
· Non contengono cancellazioni trasformazionali o cancellazioni inesplorate nella parte del modello in cui il cliente non avverte alcuna scelta;
· Non contengono nominalizzazioni;
· Non contengono parole o sintagmi privi di indici riferenziali;
· Non contengono verbi spedificati in modo incompleto
· Non contengono presupposti inesplorati nella parte del modello in cui il cliente non avverte alcuna scelta;
· Non contengono frasi in cui siano violate le condizioni semantiche per la buona formazione


Incantesimi di crescita e potenzialità
L’importante è riuscire a riconoscere e ottenere dal cliente un tipo di comunicazione interamente costituita da frasi ben-formate-in-terapia.
È fondamentale la capacità di distinguere ciò che è rappresentato da ciò che è apporto proprio (rispetto alla comprensione di ciò che il cliente dice).

Cancellazione
Si individuano come frasi incomplete, che possono contenere una o più informazioni mancanti.
Per recuperare il materiale cancellato si possono fare al cliente delle domande appropriate.
(Es. “Mio marito affermava di essere terrorizzato” → “Affermava a chi? Terrorizzato da chi/che cosa?”)
Ci sono tre classi di cancellazioni piuttosto frequenti:
Superlativi e comparativi senza termine di paragone
(Es. “Per me lei è migliore” o “Per me lei è una donna migliore”)
Il materiale cancellato sarà recuperato con la domanda:
Aggettivo comparativo o superlativo + paragonato a che cosa? / Rispetto a che cosa?
(Es. “Più aggressivo in confronto a che cosa?” “La risposta migliore rispetto a che cosa?”)
Avverbi in –mente
In questo caso, occorre parafrasare la frase, cambiando l’avverbio in un’espressione con il verbo “essere” (Es. “ovviamente” → “è ovvio che”). Se le due frasi sono sinonime, significa che l’avverbio deriva da un verbo della struttura profonda e che c’è stata una cancellazione.
Per recuperare il materiale cancellato si farà la domanda “Per chi è ovvio?”

Regole o generalizzazioni
(Es. “Si deve”, “È opportuno”, ecc.)
Domanda: “Altrimenti cosa accadrebbe?”
Oppure: “Non è possibile…” → “Cosa le impedisce di…?”

Deformazione – Nominalizzazioni
La riconversione delle nominalizzazioni aiuta il cliente a individuare il processo dinamico in atto nella sua vita, e a vedere che quanto egli aveva considerato un evento, compiuto e fuori del suo controllo, è un processo in corso che può essere cambiato. La nominalizzazione infatti trasforma una parola che indica un processo in una parola di evento o nome.
Le nominalizzazioni si riconoscono dal fatto che hanno senso messe nella frase: “un/una … in corso” (Es. “Una decisione in corso” ha senso → “decisione” è una nominalizzazione); oppure, più semplicemente, sono cose che non possono essere messe in un carrello.
¨ Le nominalizzazioni vanno riconvertite in processi
(Es. “Sono sorpreso della sua resistenza verso di me” → “Sono sorpreso che lei mi resista”)
¨ Oppure si possono fare al cliente domande del tipo:
→ “Riesce a immaginare di cambiare la sua decisione?”
→ “Che cosa le impedisce di cambiare la sua decisione?”
In ogni caso si cerca di favorire nel cliente l’assunzione di responsabilità per il processo decisionale.

Generalizzazione
La generalizzazione può impoverire il modello del cliente provocando una perdita di particolari e di ricchezza della sua esperienza originaria; questo impedisce di fare delle distinzioni che potrebbero dare un insieme di scelte più completo nell’affrontare una particolare situazione. Al tempo stesso la generalizzazione dilata l’esperienza dolorosa.
La contestazione delle generalizzazioni ha lo scopo di:
Ricollegare il modello del cliente alla sua esperienza
Ridurre gli ostacoli insormontabili, che risultano dalle generalizzazioni, a qualcosa di definito che egli può cominciare ad affrontare
Dare la certezza che nel modello del cliente sono presenti particolari e ricchezza, creando così delle scelte basate su distinzioni che prima non erano disponibili.
Per individuarle è necessario:
Ø Controllare i verbi e le parole di processo per verificare che siano specificati in forma completa.
Ø Controllare i nomi e le parole di evento per verificare che abbiano indici referenziali.
Per ogni parola chiedersi se sia individuabile una specifica persona o cosa esistente nel mondo. Se non c’è → generalizzazione.
Per contestarle:
¨ Due domande:
→ “Chi, specificamente?”
→ “Che cosa, specificamente?” (“Quale … , specificamente?”)
(Es. “Ognuno la pensa a volte in questo modo” → “Chi, specificamente? In quale modo, specificamente? Quali volte, specificamente?”)
¨ Nel caso di quantificatori universali (tutto, ognuno, qualsiasi, mai, nessuno, niente…) si possono usare domande diverse:
- Es. “Nessuno fa mai attenzione a ciò che dico” → “Intende dire che MAI NESSUNO le presta attenzione, PER NIENTE?”
In questo modo si esaspera la generalizzazione, spingendo il cliente a trovare un’eccezione. Ne basta anche solo una perché il cliente dia l’avvio al processo di attribuzione degli indici referenziali e perché al suo modello siano assicurati i particolari e la ricchezza necessari per avere più opzioni per affrontare i suoi problemi.
- Es. “È impossibile fidarsi di qualcuno” → “Si è mai fidato di qualcuno?”
Si chiede in forma diretta se abbia mai avuto un’esperienza che contraddice la generalizzazione.
- → “Riesce a immaginare una circostanza in cui si potrebbe fidare di qualcuno?”
- Se no → “È mai stato dal dentista (o dal medico, o in autobus, l’aereo…)? Si è mai fidato del medico (o del pilota…)?”
In questo modo il terapeuta cerca nel proprio modello un’esperienza che contraddice la generalizzazione che sia abbastanza comune da poter riguardare anche il cliente.
- → “Cosa rende impossibile… ?”
¨ A volte il cliente fa delle generalizzazioni su un’altra persona
Es. “Mio marito litiga sempre con me” o “Mio marito non mi sorride mai”.
Questi verbi indicano processi che riguardano entrambe le persone coinvolte, e dunque qui c’è una cancellazione, in quanto una sola persona ha un ruolo attivo.
→ Si spostano gli indici referenziali e si verifica:
“Litiga sempre con suo marito?”
“Non sorride mai a suo marito?”
Occorre però differenziare:
- Predicati simmetrici: predicati che, se esatti, implicano necessariamente che siano esatti anche i loro inversi (es. il verbo “litigare”)
- Predicati non simmetrici: predicati che descrivono un rapporto il cui inverso non è necessariamente vero (es. “sorridere”). Spesso però è psicologicamente vero, in quanto è avvenuta una proiezione.
¨ Ci sono poi generalizzazioni del tipo:
“Devo prendermi cura degli altri o loro non mi vorranno bene”
→ “Se vi prendete cura degli altri, loro vi vorranno necessariamente bene?”
¨ Generalizzazione complessa dell’equivalenza, che comporta strutture superficiali che nel modello del cliente sono equivalenti. Tipicamente, il cliente dice una di queste strutture superficiali, fa una pausa, poi dice la seconda. La prima delle due strutture implica la violazione di una delle regole per il ben-formato-in-terapia.
Es. “Mio marito non mi apprezza mai… Mio marito non mi sorride mai.”
→ “Il fatto che suo marito non le sorride mai vuol sempre dire che non vi apprezza?”
↓ ↓
“Sì” “No.”
“Il fatto che lei non sorrida mai a suo “Come fa a sapere che suo marito non
marito vuol sempre dire che non lo l’apprezza?”
apprezza?”
“No, non è la stessa cosa.”
“Qual è la differenza?”

Presupposti
L’individuazione dei presupposti ha lo scopo di aiutare il cliente a individuare gli assunti di base che impoveriscono il suo modello e limitano le sue possibilità di scelta nell’affrontare la realtà.
Es. Per dare un senso alla struttura superficiale
“Temo che mio figlio stia diventando un fannullone come mio marito”
il terapeuta deve accettare per vera la situazione espressa nella frase da essa presupposta, ossia
“Mio marito è un fannullone”
Per contestare i presupposti:
¨ Si mette il cliente di fronte al presupposto:
→ “In che modo suo marito è un fannullone?”
¨ Si accetta il presupposto e si sottopone la struttura superficiale del cliente alla verifica delle condizioni per il ben-formato, chiedendole di specificare il verbo, di recuperare il materiale cancellato, ecc.

Buona formazione semantica
Classi di malformazione semantica:
Causa ed effetto
Il cliente è convinto che una persona (o un insieme di circostanze) possa compiere una certa azione che causa necessariamente a un’altra persona l’esperienza di una certa emozione o stato interiore.
Es. “Lei mi costringe a essere geloso”
Ma…
Si tratta di strutture superficiali del tipo
X ma Y
X = qualcosa che il cliente vuole / qualcosa che il cliente non vuole
Y = condizione o motivo che impedisce di ottenere X / condizione o motivo che obbliga il cliente a fare esperienza di X
Es. “Voglio andarmene di casa, ma mio padre è malato”
“Non voglio arrabbiarmi, ma lei mi rimprovera sempre”
C’è in queste frasi una causale implicita, che porta il cliente a sentire di non avere scelta.
Di fronte alle causali implicite il terapeuta ha tre scelte:
¨ Accettare il rapporto causa-effetto e chiedere se le cose vadano sempre così.
Es. “Non voglio arrabbiarmi, ma lei mi rimprovera sempre”
→ “Diventa sempre furioso quando sua moglie la rimprovera?”
¨ Accettare il rapporto causa-effetto e chiedere al cliente di specificare in modo più completo questo rapporto di causale implicita
→ “In che modo, specificamente, il fatto che sua moglie la rimproveri la fa arrabbiare?”
¨ Contestare l’esistenza di un rapporto causa-effetto, invertendo il rapporto:
→ “Allora, se sua moglie non la rimproverasse, lei non si arrabbierebbe. È così?”
¨ Rafforzare la generalizzazione:
→ “Intende dire che la malattia di suo padre necessariamente le impedisce di andarsene di casa?”
In realtà le strutture superficiali della forma “X ma Y” implicano una cancellazione. La loro forma completa è “X e non X perché Y”.
Es. “Voglio andarmene di casa, ma mio padre è malato” in realtà è:
“Voglio andarmene di casa e non posso andare / non vado via di casa perché mio padre è malato”
In questo modo si aiuta il cliente ad assumersi la responsabilità di decidere attivamente di fare o di non fare ciò che, a quanto egli sosteneva inizialmente, sarebbe stato sotto il controllo di qualche altra persona o di qualche altra cosa.
Lettura del pensiero
Il cliente è convinto che una persona possa conoscere pensieri e sentimenti di un’altra persona senza diretta comunicazione da parte di quest’ultima.
→ Il terapeuta chiede in che modo è avvenuto questo processo, come ha acquisito queste informazioni.
La performativa perduta
Es. “È male ferire i sentimenti altrui”
Questa generalizzazione è ritenuta valida per il mondo in sé, e la struttura superficiale non è relativizzata al cliente. La forma completa sarebbe
“Ti dico che per me è male ferire i sentimenti altrui”
“Ti dico che per me…” è detta performativa e spesso viene cancellata.
→ Il terapeuta aiuta il cliente a considerare queste generalizzazioni valide per il suo sistema di credenze, in uno specifico momento. Poiché si tratta di generalizzazioni sul mondo in se stesso, il terapeuta può agire in modo da aiutare il cliente a elaborare altre possibili opzioni nell’ambito del suo modello.


Diventare apprendista stregone
Il metamodello dà al terapeuta un ricco insieme di scelte in ogni punto dell’incontro terapeutico, da cui risulta un’esplicita direzione o strategia terapeutica, che è quella di arricchire le parti limitanti del modello del cliente.
Il metamodello tuttavia non è stato concepito per essere usato da solo, ma come strumento da integrare nelle efficaci tecniche, verbali e non verbali, delle varie forme di psicoterapia.
Le terapie non possono aiutare le persone cambiando il mondo, ma agendo sulla loro percezione, quindi il fine di ogni psicoterapia è rendere più ricco il modello del mondo del cliente.

Le strutture di riferimento
Così come la struttura superficiale deriva dalla struttura profonda, così quest’ultima deriva dalla struttura di riferimento, ossia la somma di tutte le esperienze che la persona ha fatto. Il passaggio dalla struttura di riferimento alla struttura profonda è avvenuto tramite i procedimenti universali del modellamento: generalizzazione, cancellazione e deformazione.
La struttura di riferimento è completa se comprende:
Il modo in cui il cliente rappresenta nel presente le sue esperienze passate, spesso sotto forma di regole di comportamento;
Il modo in cui il cliente rappresenta nel presente le sue esperienze presenti, cioè la consapevolezza che il cliente ha dell’“adesso”;
Il modo in cui il cliente rappresenta nel presente le sue possibili esperienze future, cioè le aspettative di quello che egli spera sia il risultato del suo comportamento.
Ognuna di queste tre categorie ha tre componenti principali:
- Contesto: ciò che sta avvenendo nel mondo (così come viene rappresentato)
- Le sensazioni del cliente su ciò che sta avvenendo nel mondo (così come viene rappresentato)
- Le percezioni del cliente delle sensazioni altrui su ciò che sta avvenendo nel mondo (così come viene rappresentato)
Per comprendere se la struttura di riferimento è completa il terapeuta porrà adeguate domande al cliente, il quale risponderà con delle strutture superficiali che saranno analizzate dal terapeuta seguendo le regole del ben-formato-in-terapia.
N.B.: da questo è possibile considerare l’importanza della rappresentazione della sensazione nella struttura profonda del cliente, e per questo in terapia si pone spesso la domanda:
→ “Che sensazione ha di questo?”
Tecniche:
→ Recitazione
Questa tecnica coinvolge il cliente nella drammatizzazione di un’esperienza vissuta realmente o nella fantasia.
Questa tecnica:
Permette al cliente di ricollegare maggiormente la struttura profonda alla struttura di riferimento, in quanto si rivive l’esperienza da cui è stata derivata la rappresentazione linguistica completa ( = struttura profonda);
Permette al cliente di acquisire consapevolezza delle parti della struttura di riferimento che non trovano rappresentazione nella struttura profonda;
Permette al terapeuta di accedere a due punti importanti:
- A un migliore approssimazione alla struttura di riferimento stessa (ossia all’esperienza del cliente) e in questo modo gli fornisce materiale preciso da usare nell’incontro terapeutico;
- Alla possibilità di vedere direttamente un esempio del modellamento messo in atto dal cliente (confrontando l’esperienza con le descrizioni verbali del cliente, il terapeuta ha un esempio delle generalizzazioni, cancellazioni e deformazioni tipiche del cliente).
Nel momento in cui recita, il cliente recupera delle parti cancellate, denominalizza la rappresentazione, si chiarisce quelle parti che erano indefinite e sfocate.
→ È importante domandare al cliente nel corso della recitazione di descrivere cosa sta avvenendo, così che il materiale reso implicitamente disponibile dalla tecnica della recitazione viene recuperato in forma completamente esplicita.
→ Il terapeuta può anche fare delle domande tenendo presenti le componenti della struttura di riferimento completa.

→ Fantasia guidata
In questa tecnica i clienti usano la loro immaginazione per crearsi una nuova esperienza.
La fantasia guidata mira a creare per il cliente un’esperienza che, almeno in parte se non interamente, prima non era rappresentata nel suo modello. L’impiego migliore della fantasia guidata è in quei casi in cui la rappresentazione del cliente è troppo impoverita per offrire un adeguato numero di scelte che consenta di affrontare i problemi di questo settore.
(Es. un cliente che si sente bloccato nell’espressione dei propri sentimenti di dolcezza e tenerezza verso il figlio, e che non ha mai espresso sentimenti del genere)
La fantasia guidata:
Dà al cliente un’esperienza che è la base per una rappresentazione nel suo modello in cui prima non vi era alcuna rappresentazione o vi era una rappresentazione inadeguata, e ciò gli dà una guida per il comportamento futuro e per affrontare i problemi in quest’area. Infatti questa tecnica:
- permette di creare una nuova esperienza che contraddica una generalizzazione;
- fa sentire il cliente in grado di affrontare il problema.
Dà al terapeuta un’esperienza che egli può usare per contestare al cliente il suo modello attualmente impoverito.
→ Anche qui il terapeuta può osservare i procedimenti di modellamento universali, e anche qui può accertarsi che la struttura di riferimento sia completa.

→ Doppio legame terapeutico
Si tratta di una situazione, imposta al cliente dal terapeuta, nella quale ogni risposta del cliente stesso sarà un’esperienza, o struttura di riferimento, situata fuori del suo modello del mondo.
Es. “Non so dire di no a nessuno…”
→ “Dite di no a ciascuna persona di questo gruppo”
Qualunque cosa la paziente decide di fare, avrà detto di no a qualcuno (o agli altri, o al terapeuta)

Altre mappe dello stesso territorio
Il cliente può rappresentare le proprie esperienze non solo con il linguaggio, ma anche con altri sistemi rappresentazionali, come ad esempio l’espressione del corpo.

Congruenza
Quando due diversi sistemi rappresentazionali stanno esprimendo simultaneamente parti diverse della struttura di riferimento della persona, vi sono due possibilità:
1. Doppio messaggio coerente, o congruenza o comunicazione congrua da parte della persona: la parte della struttura di riferimento della persona che un sistema rappresentazionale sta esprimendo collima con quella espressa dall’altro sistema rappresentazionale;
2. Doppio messaggio incoerente, o incongruenza o comunicazione incongrua: la parte della struttura di riferimento della persona che un sistema rappresentazionale sta esprimendo non collima con quella espressa dall’altro sistema rappresentazionale. In questo secondo caso è probabile che il cliente sia combattuto fra due generalizzazioni che si contraddicono.

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